RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ

Maternità, per essere al fianco delle donne bisogna nominarla

Frame dal film di Sergio Castellitto "Fortunata".
Frame dal film di Sergio Castellitto "Fortunata".
Francesca Marinaro
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Ho letto l’intervento di Cecilia D’Elia, pubblicato sul sito del PD, lo scorso 9 ottobre: “L’Italia deve essere al fianco delle donne, con politiche adeguate”. Da vecchia amica mi permetto di rilevare un aspetto a mio avviso eccessivo. Parlando di ricatti, vessazioni, emarginazione ed esclusione dal posto di lavoro delle donne con figli, infatti, non viene mai nominata la maternità.

Il punto è che l’occupazione femminile è strettamente legata al tema della maternità. Il viaggio della genitorialità, che significa prendersi cura, occuparsi di un/a figlio/a, inizia con la gravidanza della donna che mette alla prova il suo corpo e tutta se stessa. Nel ragionamento di D’Elia sembra che sia proprio questo inizio a essere oscurato. Mentre è proprio sulla maternità che le donne pagano il prezzo maggiore.

Appare chiaro, quindi, che i due aspetti della questione, maternità e genitorialità, non vanno separati se si vuole realmente, e non solo a parole, essere a fianco delle donne. Di fronte ai grandi temi della denatalità e dei bassi tassi di occupazione femminile quello che una forza riformista dovrebbe fare è dare valore collettivo e condiviso alla maternità. Un riformismo privo di quest’obiettivo di fondo non è soltanto un riformismo debole. Più semplicemente, non è un vero riformismo.

Clicca qui per leggere il pezzo di Cecilia D’Elia 

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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