LA RECENSIONE

Maria Maddalena. Fuga in Amazzonia

Rita Cavallari
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Una curiosa sintonia pone il libro di Roberta Trucco in rapporto agli eventi che in questi giorni riempiono i quotidiani, ma non è un fatto casuale, né tanto meno il voler seguire temi di moda, quanto piuttosto il frutto di un percorso che l’autrice ha compiuto in questi anni. Un percorso che si svolge attraverso la pratica del femminismo – a partire dalla grande piazza del 13 febbraio 2011, che l’autrice cita quale uno dei motivi a cui si deve questo libro – la riflessione sull’ambiente, il discorso della maternità come nodo imprescindibile da cui tutto deriva.

Centro del libro è Maria Maddalena, una giovane donna alla ricerca di se stessa. Non sa da dove viene, perché è stata abbandonata alla nascita e poi adottata, ma sa dove vuole andare. È una studentessa di antropologia e il suo sogno è l’Amazzonia. Perché l’Amazzonia? Perché la nostra protagonista sa che solo tagliando i ponti col mondo in cui vive – la California – e solo andando nella foresta, dove la vita pulsa primordiale, senza inizio e senza fine, potrà trovare il senso si sé. L’Amazzonia diventa così la grande madre, la radice del mondo che permette di conoscere il proprio passato, quello che che è nell’intimo di ciascuno di noi e che ci visita in sogni che appaiono incomprensibili. La foresta non è solo radici. È anche, e soprattutto, alberi che si spingono verso l’alto e si fanno spazio fino a trovare la luce, convivenza di specie diverse, capacità di rigenerarsi e nascere di nuovo.

La vita di Maria Maddalena è segnata da ferite profonde: l’oscurità della sua nascita, il senso di abbandono, i ricordi nati dalla leggerezza di una sera, ancora vivi e sanguinanti. In un momento di crisi sceglie di essere una madre surrogata per ricevere una grossa somma di denaro quale corrispettivo di una gravidanza per altri. Sono giovane, forte, libera, posso farlo. Questo è il suo pensiero. Ma i sentieri della vita non sono prevedibili e il destino scombina le carte. La scelta della maternità, che si voleva ridotta a una semplice transazione commerciale, dare e avere, bambino in cambio di soldi, piomba addosso alla protagonista col suo portato di ricordi, dolore, ansie, paura. La foresta primordiale, l’Amazzonia, diventa il rifugio sicuro che darà modo di rigenerarsi per affrontare il cammino della vita con passo sicuro.

Nata a Genova, vissuta in California, fuggita in in Amazzonia presso il popolo yekuana, Maria Maddalena, con la sua vicenda radicata nel passato, ma protesa verso il futuro, è l’emblema di questi tempi incerti. La sua scelta di immergersi nella natura, il suo dialogo col popolo della foresta, la ricerca di una conoscenza che sia anche sentiero del cuore la rendono parte della folla di giovani che lottano per i diritti della terra e riempiono a milioni le piazze delle nostre città. Anche Maria Maddalena fa parte del popolo di Greta.

 

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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