PARI E DIFFERENTI SGUARDI

Tra giovani di Greta e pensiero della differenza nessun rapporto

Simonetta Robiony
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Cara Annamaria,
per una volta non sono d’accordo con te. Tu fai un paragone tra i ragazzi, giovani e giovanissimi, che in nome di Greta hanno riempito le strade di molte città del mondo occidentale, in difesa della terra messa in pericolo dai mutamenti climatici provocati dall’uomo. E dici, anzi scrivi, che non chiedono solo questo, ma anche una società più giusta, che non discrimini i diversi, non allarghi il divario tra ricchi e poveri, non pratichi lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ma anche sugli animali, sulle piante, sull’acqua, sul mare, sul suolo. Vero. Ma ovvio: i ragazzi sperano sempre in un mondo migliore. E in un mondo migliore sperano anche le donne. Questo è tutto, però. Altro in comune io non lo vedo.

Le battaglie di tutti e tutte

Il femminismo, e non lo devo dire a te che lo conosci assai bene, è cosa assai più complessa: è una visione differente della società così come si è strutturata nei secoli, ha un percorso lungo alle spalle che non è solo quello dei diritti e dell’estensione delle libertà. È un movimento sfaccettato, che vive e ha vissuto di scritti, di pensieri, di analisi storiche e filosofiche, ma anche di lotte politiche, di battaglie culturali, di divisioni e frammentazioni dolorose. Quello che chiediamo noi italiane è diverso da quello che chiedono le africane. Perché diverse sono le società in cui ci muoviamo e le esigenze avvertite cui vorremmo dare risposta.

La globalizzazione, che in Europa e in l’Occidente ha creato una crisi economica, nel cosiddetto Terzo mondo ha fatto crescere il livello di benessere, non per tutti, per molti. Un mondo migliore è un desiderio comune, giusto, direi addirittura banale. E, proprio in quanto tale, condivisibile perfino dai ragazzi che marciano in nome di Greta.

E vengo a Greta. È un simbolo, una voce, oserei addirittura per lei il termine ‘mito’, se non fosse una ragazzina in carne ed ossa, molto fotografata e molto presente. Fa bene a ripetere un allarme che tanti scienziati hanno lanciato già da almeno venti anni, ma non possiamo neppure immaginare che le sue parole possano essere prese per dritto, come proposte concrete. Lo vediamo in questi giorni in California, dove bruciano i boschi levando elettricità a famiglie americane in fuga; lo vediamo in Giappone dove un tifone che ha tolto la luce a interi paesi, sta creando enormi problemi. E cito Stati Uniti e Giappone perchè sono tra i paesi più ricchi e avanzati.

Greta, un appello utopico

Mi ha colpito che tu abbia fatto riferimento, tra le molte cose che Greta dice e ha detto, all’invito a smetterla con il tormentare la terra attraverso l’estrazione di petrolio e carbone, perché inquinano e ci danneggiano. Seriamente, come si fa a credere che i governi dei tanti paesi in cui è diviso il nostro mondo, possano ascoltare questo appello? Senza l’energia si ferma la società che abbiamo creato. Certo, ci sono le energie alternative. Il sole e i suoi pannelli; il vento e le pale eoliche; i gas termici; le onde del mare, perfino, ma al momento non bastano per le nostre fabbriche, i nostri computer, la nostra luce, le nostre case, il nostro riscaldamento. Lo sappiamo tutti. Ci sarebbe l’energia nucleare, ma nessuno la vuole più perché se ne ha paura e le scorie non si sa bene che fine possano fare.

A me piacerebbe che anche i ragazzini riflettessero su tutto ciò. I paesi emergenti di energia hanno sempre più bisogno: che risposta, diamo ai tanti che vorrebbero le nostre condizioni di vita e non ce l’hanno? Vorrei comprendessero anche loro, i ragazzini, che una cosa sono le parole profetiche di Greta, e uso questa definizione perché non me ne  viene un’altra, e una cosa diversa ciò che quotidianamente possiamo fare e ciò che dobbiamo pretendere dai nostri governi.

Sogno una educazione ecologica sostenibile e concreta

No all’uso sconsiderato degli imballaggi e quindi della carta e quindi degli alberi. No alle plastiche che si sono dimostrate non biodegradabili. No al consumo del suolo con inutili nuove case prima di aver restaurato i tanti edifici inutilizzati. No all’inquinamento delle acque e no al suo spreco con acquedotti vecchi che ne perdono la metà. No a un eccesso di consumi indotti, spesso stupidi e inutili. No alle troppe automobili in città, indispensabili, però, quando i mezzi pubblici sono insufficienti. E via così. Sogno una educazione ecologica sostenibile e concreta. Almeno per cominciare. L’utopia va bene per accendere l’anima dei ragazzi, ma noi che ragazzi non siamo più da tempo, forse dovremmo invitarli anche a riflettere.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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