MOLESTIE

Bellomo, archiviate accuse di molestie. Ma perché?

Serena Sapegno
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Giudice Bellomo, accuse archiviate per le molestie a quattro studentesse, titolano i giornali di questi giorni e non c’è dubbio che saranno in molti a trarne una certa soddisfazione. Perché sì, sono diverse le cose che tornano a posto con questa sentenza rassicurante. In primo luogo, perché si possono tranquillamente definire «normali rapporti di collaborazione accademica»: le telefonate a tarda notte; l’invio di mail a tutte le ore; le prescrizioni volte ad impedire rapporti intimi tra le riceventi e altri uomini; le indicazioni normative sul famoso dress code; i baci sulle labbra.

In secondo luogo, perché non si possono certo considerare minacce frasi come: «tra 10 anni ti renderai conto dell’errore che hai fatto perché non farai progressi nella tua vita». Ma soprattutto, e questo terzo punto è certo il più importante, perché tali comportamenti erano «iscritti nell’ambito di una rete di scambi connotata da reciprocità tra l’indagato e le studentesse». 

Ѐ questa la pietra angolare su cui poggia tutto il resto. Cioè la stupefacente negazione dello squilibrio di potere tra i due soggetti, dell’evidente e grossolano abuso di potere che faceva dubitare anche la studentessa che per prima aveva avuto il coraggio di denunciare. «Non è stato facile, era sempre un consigliere di Stato e avevo paura» aveva infatti affermato la ragazza.

Reciprocità tra un Consigliere di Stato e una studentessa sotto concorso? Anche se non fossero per di più un uomo e una ragazza ci sarebbe da ridere. Si adopera un argomento molto affine a quello utilizzato da autori di ogni sorta di abusi: la famigerata ‘consensualità’. Il messaggio che arriva forte e chiaro da sentenze così è: «care ragazze, vi permettiamo di entrare nel nostro mondo, ma non dimenticate mai che le regole le dettiamo noi. E ringraziate».

 

Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

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