LA RECENSIONE

Tornare, un film che parla alle donne di loro stesse

Annamaria Riviello
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“Tornare” è un film di una bellezza dolorosa e struggente che esprime la raggiunta maturità artistica di Cristina Comencini. Una donna matura torna dopo decenni nella casa dell’infanzia per la morte del padre. Sente il bisogno di rimanere sola. Nella sua vita apparentemente ricomposta, c’è una frattura accompagnata e approfondita dal brusco allontanamento dalla casa paterna. Non può essere quindi che quella casa il luogo della riflessione e del ricordo. Una casa grande e vuota in una Napoli bellissima e inquietante, accompagna i giorni della solitudine cercata.

Non sarà così: c’è un uomo che appare accanto a lei anche egli, solo apparentemente, rassicurante. Ma la donna cerca altro. Affronta un percorso che le restituisce la perfetta innocenza della bambina e della giovinetta che è stata: sono loro che portano in dono alla donna cresciuta la riconquista della propria integrità. Ora, finalmente, può incorporarle senza fratture.

“Tornare” di Cristina Comencini, presentato nell’ultimo giorno della Festa del Cinema di Roma, in uscita da noi nell’anno che viene: è un film magnifico.

Pubblicato da Se Non Ora Quando – Libere su Lunedì 4 novembre 2019

Il film parla a tutti per la sua bellezza e parla alle donne di loro stesse. Naturalmente non tutte hanno conosciuto la violenza di uno stupro, ma tutte hanno vissuto controcorrente, invase dalle acque spesso torbide del giudizio maschile, sempre pronto a qualificarle secondo norme non scritte da loro. Tornare a un certo punto della vita, soprattutto per quelle che hanno voluto rivoluzionare le culture che le volevano subalterne, immagine nell’occhio del maschio, è l’esercizio essenziale per potersi un poco amare e amare ancora. Non a caso il film si chiude con l’abbraccio del padre sorridente, invano sospirato dalla bambina che è stata questa donna ora, finalmente, appagata.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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