LA SOLITA SILVIA

Ok boomer, però ora tocca a me

Chloe Swarbrick, parlamentare neozelandese. Foto dal sito EducationCentral.co.nz
Chloe Swarbrick, parlamentare neozelandese. Foto dal sito EducationCentral.co.nz
Silvia Pizzoli
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“Fannulloni”, “bamboccioni”,”choosy”, finora di aggettivi, più o meno veritieri e più o meno ‘simpatici’ nei confronti delle nuove generazioni, ne avevo sentiti molti e tutti calati nei soliti discorsi paternalistici, miranti a sottolineare differenze di generazioni così distanti tra loro da rendere inutile qualsiasi paragone. Quello che ancora non avevo mai registrato, però, è il segnale opposto: la reazione dei giovani (Millennial/Generazione X/Generazione Z…chiamatele come volete). Scopro invece sul Corriere, che una parlamentare venticinquenne neozelandese, durante un discorso in aula, ha messo a tacere un collega più anziano che cercava di interromperla con solo due parole: “ok boomer”. Così, come a voler dire: ‘ok, ora basta’.

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Due parole che sottendono un mondo: tracciano un confine all’apparenza solo anagrafico ma che in realtà è di vedute. Un monito che ricorda ai boomer (le generazioni ricomprese dal dopoguerra agli anni del boom economico) che lo scenario è cambiato. E che la loro realtà e i loro sogni di sviluppo economico, sfruttamento infinito delle risorse naturali, stabilità sociale, pace duratura, parità di diritti, sono ormai chimere del passato; che l’idea di futuro è gravemente compromessa; e, soprattutto, che il loro tempo è scaduto. Saremo pure fannulloni, bamboccioni, capricciosi, ma adesso tocca a noi. Ed è bello e incoraggiante, e da registrare, che in molti casi questi moniti arrivino dalle giovani donne.

 

Chi ha scritto questo post

Silvia Pizzoli

Silvia Pizzoli

Nata a Roma. Studentessa, commessa, receptionist e oggi segretaria. Il 13 febbraio 2011, a pochi giorni dalla laurea, ero in Piazza del Popolo a manifestare per il rispetto della dignità delle donne. Alla soglia dei trent’anni le domande che da qualche anno ormai mi ronzavano nella testa hanno cominciato a farsi sentire di più. È passato un po’ e ancora non ho trovato tutte le risposte che cercavo, così ho deciso di ripartire da un aspetto determinante e imprescindibile: il mio essere donna nella relazione con l’altro e la società. Di qui l'incontro con Libere; è venuto il momento di impegnarmi perché mi sono convinta che la società civile non possa più restare silenziosa di fronte ai cambiamenti che la investono.

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