RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ

Relazione uomo donna: le nuove difficoltà

Annamaria Riviello
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L’incremento impressionante di femminicidi, è la punta dell’iceberg di una difficoltà nuova della relazione tra i due sessi. Sicuramente, è il frutto della straordinaria presa di coscienza delle donne, del loro rifiuto di tornare in una condizione di illibertà e sudditanza, e lo sbandamento e il fastidio da parte di tanti uomini di fronte a questa avanzata che appare quasi minacciosa.

La ‘nuova destra’ di Bolsonaro e compagni

A volte questa insofferenza prende forma politica. Leggo con apprensione che Vox, un partito spagnolo di estrema destra, che ha di molto incrementato i suoi voti nell’ultima tornata elettorale, per la prima volta si dichiara esplicitamente anti-femminista. In modo abbastanza pretestuoso parla di burka femminista e di nazi-femminismo, evidentemente forzando oltre ogni misura qualche intemperanza di gruppi di ragazze. Mi pare che neanche il convegno di Verona sulla famiglia, che aveva un impianto decisamente reazionario, fosse arrivato a tanto. Inoltre questo è un partito politico in crescita: è molto più pericoloso. Dovunque in Europa e negli Usa (il nostro mondo di riferimento) c’è da parte di robuste forze reazionarie, un attacco ai diritti delle donne nonostante il perdurare delle differenze di potere.

La caratteristica di questa nuova destra che percorre il mondo (si pensi a Bolsonaro in Brasile) è l’uso del risentimento delle classi medie impoverite che danno la colpa di questo ai migranti non bianchi. E l’uso di quegli uomini bianchi che sentono intaccato, se non il loro potere, il proprio prestigio, dalla crescita della coscienza delle donne e dalla loro presenza nella vita economica, sociale e politica. Un intreccio indissolubile che non fa appello al golpe, ma a forme di democrazia plebiscitaria. Questa estrema destra contemporanea, che può permettersi di eleggere alla casa Bianca l’ineffabile Trump, che si vanta di prendere le donne per i genitali, non è solo – come già detto – la reazione alla rivoluzione femminile in atto. Sappiamo bene, infatti, che l’impoverimento delle classi medie, se opportunamente sollecitate, può virare a destra.

Cosa possono fare le donne?

A questo punto occorre chiedersi cosa possono fare le donne che possiedono una visione critica del punto a cui è arrivata la cultura dell’Occidente. Qui è il nodo dello scontro in atto oggi nel mondo; qui è la faglia della democrazia. Ma qui si può combattere l’oscurantismo. La domanda è se questo avanzare, apparentemente irresistibile, della cultura dell’’odio’, o meglio del ‘risentimento’, si possa fermare con la cultura, oggi maggioritaria delle forze democratiche, con al centro l’individuo desiderante sostenuto da “soldi e tecnica” e da una idea di libertà senza condizioni. A me pare invece necessario aprire una nuova fase del femminismo, partendo dalle parole e dalle idee che possano orientare un nuovo impegno politico.

Le parole sono importanti:  dialogo tra le generazioni, trasversalità, corpo…

Le parole sono importanti. “Generazione” per esempio. A volte pare che l’unico modo per fare largo ai giovani sia quello di rottamare i vecchi. Penso invece che bisogna imparare dalle diverse età della vita. L’ultimo film di Cristina Comencini con la forza delle immagini dimostra la necessità di un filo che non si deve interrompere e che riguarda la formazione di ciascuna-o e da forza e coerenza a una vita. A me suggerisce il dialogo tra le diverse generazioni. La mole di difficoltà che deve affrontare una giovane per avere un lavoro decente è per me inconcepibile. La mancanza di libertà e di diritti in cui ho vissuto i miei anni giovanili è oggi impensabile. Perché non raccontarcelo stabilendo il reciproco ascolto? Il nesso psichico e storico tra generazioni deve venire esplicitamente assunto se si vuole far spazio con saggezza alla generazioni più giovani.

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Trasversalità è un’altra parola importante per l’azione politica delle donne. In prima istanza questo termine allude alla necessità di non chiudersi negli steccati politici di appartenenza  e di parlare a donne di ogni opinione. Bisogna scavare ancora però. Per essere trasversali bisogna essere convinte dell’esistenza di una soggettività femminile, di una certa struttura degli esseri umani, che, sempre, qualunque sia la spiegazione che si da all’origine della nostra specie, ha avuto corpo e voce (respiro, pneuma).

Si tratta di decidere se questi due elementi sono la stessa cosa. Se il corpo, che nei millenni è mutato come l’intelletto, è parte integrante della persona o ne è un arnese, una complessa strumentazione preposta alle funzioni vitali. Voglio dire che c’è una storia delle donne (e degli uomini) scritta nella loro mente, nei loro corpi, nel loro inconscio. Naturalmente questo apre il discorso sulla libertà di cambiarla, di assumerla o negarla e questo ci porta a un discorso sulla libertà e i suoi limiti che mi porterebbe troppo lontano. Solo a questo livello si stabilisce una connessione universale tra donne, che nulla ha a che vedere con le opinioni politiche. D’altronde, chi, come Se non ora quando – Libere, ha colto la rilevanza del diniego alla maternità surrogata di tutto questo è consapevole.

La questione non è, come appare nel libro di Lilli Gruber, per molti versi pregevole, prendersela con l’aggressività del testosterone. Non è riaprire una lotta con gli uomini, una specie di corpo a corpo per diminuirne lo strapotere e il suo uso politico. La lotta al predominio maschile si è espressa negli anni come critica al patriarcato, cioè una struttura di potere contro la quale non basta l’intraprendenza femminile, ma è necessario individuarne i fondamenti storici e inconsci in entrambi i generi.

Una nuova idea di Libertà 

Come ha scritto Luisa Muraro, forse non è Edipo che fonda l’immaginario dell’Occidente uccidendo il padre, ma Oreste che uccide la madre. Aggiungo che Oreste sarà perdonato, Edipo pagherà duramente. C’è un matricidio all’origine del patriarcato…un buon tailleur, simbolo dell’omologazione femminile, non basta a scalzarlo. Le parole sono importanti ma non bastano. Occorre una politica per fare uscire queste idee dalla giaculatoria. La lotta non è tanto contro questa destra oggi troppo popolare. Con loro è inutile mostrarsi dialoganti, odiano la nostra libertà e la odiano anche le donne che la sostengono. Con loro la questione è di farli rientrare nella minoranza di sempre. Il rovello delle donne che lottano per la libertà femminile deve essere concentrato sul tentativo di suicidio delle grandi culture democratiche.

Perché le donne non sono tanto di moda e vi è una più attenta salvaguardia dei diritti dei gay e lgbt. Perché i gay a differenza delle donne non mettono in crisi il pensiero dominante di un Io libero di desiderare ogni cosa con l’aiuto di mirabolanti tecniche che intervengono sul quadro biologico. Il contrasto non è tra chi sta con le donne e chi con i gay e la libertà di scegliere come vivere. È un’antinomia inventata da chi vuole ridurre la faccenda a libertà contro oscurantismo. Una sciocchezza. La cosa è più seria: si tratta di capire quale nuova antropologia si sta affermando.

Bisogna concentrarsi su una idea di libertà che non sia in lotta con la natura. Più volte mi capita di paragonare la libertà femminile e il nuovo ambientalismo. Questo fa capire che finisce qui l’idea di un’antropizzazione selvaggia della terra, e insieme affermano che non esiste una libertà senza condizioni e senza limiti.

Ph. Tommi Boom Segui su https://www.flickr.com/photos/tommiboom/ (Flickr Creative Commons)

Ph. Tommi Boom
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(Flickr Creative Commons)

Si tratta di avere rispetto del già dato (siamo creature), non di rinunciare a cambiare la storia che è il campo vero della nostra libertà. Il genio di Machiavelli aveva parlato di Fortuna come limite della Virtù, la umana intraprendenza. A voler essere intellettualmente onesti non è quindi cosa nuova e non è stato il solo. Ora però lo dicono le donne, cambia tutto, cambia l’idea di società.

Riprendiamoci la maternità

Riprendersi la maternità, poterla scegliere, poterla rifiutare. Quando si diventa madri, il mondo cambia e cambia intorno a te, nella tua famiglia, in genere c’è gioia intorno alla nascita. Come nonna ho potuto scrutare gli altri parenti in attesa trepidante, ma socialmente la madre diventa un soggetto più importante ? A me sembra proprio di no. Anzi questa novità non deve dare fastidio ai datori di lavoro, al forsennato ritmo degli impegni quotidiani necessari per non scomparire dalla scena sociale. Qui bisogna affondare lo sguardo. Il tesoro che si trasmette alla bambina-o, quando la mamma culla “il pupo” non fa parte della cultura politica dominante. Ho iniziato a lottare per il valore sociale della maternità almeno da cinquanta anni, molto è stato fatto in termini di tutela ma del valore poco si sa.

Non voglio proporre utopie che spesso generano il loro contrario, ma propongo una nuova fase della nostra convivenza, quella della mitezza. Può essere la nuova forza delle donne. Come ho scritto su questo prezioso sito di Libere: possiamo essere il granello di sabbia in cui inciampano i giganti.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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