CHE SPETTACOLO

Sanremo 2020, più donne e lotta alla violenza sul palco del ‘solito Festival’

Simonetta Robiony
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Oddio, non è che il festival di Sanremo sia diventato uguale uguale a un corteo di femministe in protesta. Ma spazio alle donne Amadeus l’ha dato. Era partito male, garantendo che con lui ci sarebbero state, sì, dieci donne ma che tutte e dieci sarebbero state bellissime; il chè non va bene, perché se vuoi omaggiarle le donne devi prenderle belle e meno belle, giovani e vecchie, intelligenti e scemotte. Perché tutte, tutte, hanno il diritto di farsi avanti e trovare la loro strada.

Era peggiorato lodando la fidanzata del campione Valentino Rossi, la modella Francesca Sofia Novello, perchè sa stare ‘un passo indietro’ col sorriso, ma poi lei, una volta sul palco ha scherzato sulla gaffe disegnando col gesso una bella linea da non superare. Si era perfino tenuto in gara il cantante trap Junior Cally, nonostante le ondate di protesta suscitate da una sua vecchia canzone in cui pareva inneggiare allo stupro che proprio è un orrore.

Insomma, c’era da dubitare delle sue buone intenzioni. Invece, pur nel carrozzone che è Sanremo dove pare che più ci metti meglio è, questa volta s’è visto davvero un filo rosso a favore delle donne e contro le violenze che continuano a subire, soprattutto dagli uomini che dicono, o hanno detto, di amarle.

Le donne di Sanremo

È cominciato questo Sanremo, la prima serata, con il monologo della giornalista Rhula Jebreal che s’è commossa parlando del suicidio di sua madre, ferita per sempre da uno stupro subito da ragazzina. L’hanno messo in onda a mezzanotte? Vero. Potevano anticiparlo, ma il festivalone finiva verso le due e quindi era quasi a metà. È finito con il discorso di Cristiana Capotondi che, davanti alla banda dei Carabinieri fresca dall’aver intonato l’Inno di Mameli, ha invitato le ragazze a non fermarsi davanti a niente e ad andare per la loro via senza bisogno di dover dimostrare altro a nessuno.

In mezzo, poi, c’è stato, il gruppone delle cantanti, e che cantanti! Laura Pausini, Elisa, Fiorella Mannoia, Giorgia, Alessandra Amoruso, Emma, Gianna Nannini che hanno annunciato per settembre un mega-concerto. Sarà per raccogliere fondi a favore delle Case delle Donne, sparse in tutta Italia ma sempre senza fondi. C’è stato Roberto Benigni che, recitando il Cantico dei Cantici dalla Bibbia ne ha fatto un inno all’amore  erotico, passionale, carnale, un dialogo alla pari sulla passione che lega un uomo e una donna.

Ci sono state tutte e dieci le donne, belle, bellissime invitate a far da spalla ad Amadeus che hanno avuto il diritto di parola: qualcuna l’ha usato bene, qualcuna così e così, malissimo la modella Georgina, la compagna del calciatore Ronaldo, la quale, non avendo il dono dell’eloquio, ha avuto però in cambio il privilegio di esibirsi in un ballo per far vedere che qualcosa sa fare.

Violenza sulle donne, una battaglia condivisa

E per tutto il festival, lungo, lunghissimo, insopportabilmente lungo, s’è  avvertito che la battaglia contro le violenze sulle donne è ormai diventata una battaglia condivisa, urgente, collettiva; una lotta da vincere cambiando le nostre teste prima ancora che le nostre leggi. Del resto proprio nella settimana a ridosso del festival sei donne sono state vittime di femminicidio come a sottolineare che la strage va avanti e perciò va fermata subito. Basta! Le donne e molti, moltissimi uomini, non ci stanno più.

È evidente che questo, come quello di allargare l’ascolto del festival ai ragazzi, con l’invito di cantanti rap e trap che solo loro frequentano, è stato un imput, scelto da una Rai in difficoltà di immagine e quindi di pubblicità e quindi di incassi, ma condiviso dal conduttore Amadeus e da Lucio Presta, agente di molte star dello spettacolo, a cominciare da Benigni, che si è mosso dietro le quinte. Fiorello è stato chiamato a punteggiare con interventi a testa sua l’andamento dello spettacolo, spezzando, per fortuna, il ritmo noiosissimo dell’ “ecco a voi” che uccide chiunque.

Sempre il solito Festival, ma con un risultato nuovo

L’espandersi dello spettacolo su ogni media possibile, dai social in avanti, ne hanno fatto un festivalone a cui era difficile sfuggire: in onda ininterrottamente con programmi di contorno su tutte le reti Rai, prima e dopo, di giorno e di notte, nei tg e fuori dai tg; una sorta di trappola da cui tentare la fuga è stato arduo, tanto che nel finale è stato raggiunto il 60% di share, il massimo in questi primi venti anni del Duemila.

Possiamo dire che il festival di Sanremo è diventato nuovo? No. Sempre polemiche e liti, in parte vere, in parte inventate; abiti di strass e trasparenze col solito seno che sfugge; travestimenti più o meno riusciti; momenti di facile commozione uniti a quelli di altrettanto facili risate; ma la Rai ha raggiunto l’obiettivo di rifiatare e il filo sulle donne è stato mantenuto per tutte le eterne lunghissime serate. Chiedere di più a Sanremo, forse, è impossibile.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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