CHE RICOSTRUZIONE UNIONE EUROPEA

Coronavirus e ricostruzione: l’Europa c’è!

Francesca Marinaro
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Noi che abbiamo condiviso l’appello alle Istituzioni europee e ai capi di Stato e di governo, per andare oltre gli egoismi nazionali nell’affrontare le sfide della pandemia mondiale, dobbiamo riflettere attentamente sulle decisioni adottate nel vertice del 23 aprile. Una riflessione necessaria, soprattutto per evitare curiose forme di provincialismo a cui certa stampa e parte della politica nazionali si sono esercitati nel dibattito precedente al vertice.

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Un fatto appare certo: l’Unione europea c’è e ha predisposto una massa di misure a sostegno degli Stati. I risultati sono illuminanti su due fronti: la conferma della solidarietà e della responsabilità degli uni verso gli altri da parte degli Stati Ue; e la messa in moto di un piano di interventi, da oltre 2000 miliardi di euro, che sarà definito e gestito dalle Istituzioni predisposte per l’affermazione dell’interesse comune, cioè, la Commissione di Ursula Van der Layen e la Bce di Cristine Lagarde.

Recovery fund, Mes, Sure, Bei: gli strumenti che ci aiuteranno nella ripresa

Entrambi questi aspetti costituiscono una risposta agli attacchi all’Europa ‘matrigna’ e puntano a rafforzare il processo di integrazione europea. Vanno valutati in proposito gli strumenti messi in campo, come il Recovery Fund (Fondo di recupero), per garantire ai Paesi più colpiti dal coronavirus risorse sul lungo periodo per la loro ripresa economica, sotto forma di indebitamento comunitario; Il Mes (Meccanismo europeo di Stabilità), depurato dalle sue precedenti condizionalità, che servirà a fronteggiare la crisi nell’immediato; il nuovo strumento europeo, Sure, per aiutare a proteggere i posti di lavoro e le lavoratrici e i lavoratori durante l’emergenza; la Bei (Banca europea per gli investimenti) che offrirà liquidità alle imprese, soprattutto a quelle piccole e medie; la BCE che continuerà ad acquistare titoli di debito, compresi quelli detti “spazzatura”.

Italia, dove saranno le donne nel nuovo piano nazionale?

Il problema essenziale è come queste risorse saranno impiegate a livello nazionale, perché il piano europeo per far fronte alla crisi, per essere tale, ha bisogno di un piano nazionale per la ripartenza e la ripresa. In Italia, è l’opinione di chi scrive, l’intervento pubblico va orientato all’emergenza, certamente, ma anche alla necessità non più rinviabile di un piano di riforme a partire dai settori di attività e dai soggetti attivi che hanno sostenuto il Paese nell’emergenza coronavirus, prima fra tutti il sistema sanitario, la scuola, il commercio e le famiglie.

Questo induce a una seconda osservazione non meno importante della prima. In questi settori di attività e nelle famiglie le donne sono state le protagoniste. Ignorare questo importante contributo – si veda a tal proposito la presenza di poche donne o in certi casi l’assenza totale nella miriade di task force, commissioni e comitati costituiti dal governo – , sarebbe vista, non solo come un’intollerabile ingiustizia, ma anche come uno spreco di competenze e risorse utili al Paese.

L’uscita dalla crisi e la ripresa dell’Italia e dell’Europa esigono la partecipazione di tutte e tutti. L’Europa sulla partecipazione di tutte e tutti ha dimostrato che c’è, l’Italia ancora no. Dobbiamo, perciò, essere pronte a fare fronte comune perché ciò avvenga.

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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