CHE RICOSTRUZIONE

Una nuova ondata di consapevolezza femminile

Annamaria Riviello
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L’appello ai governanti europei lanciato da Se non ora quando – Libere ha ricevuto l’adesione di oltre 17 mila donne e uomini. Il tono che lo ispira, pur rispettoso delle prerogative istituzionali, non è quello di una preghiera ma di un richiamo. Prima di tutto invita a superare gli egoismi nazionalistici e cooperare nell’interesse dei cittadini europei. Infine, afferma che nella ricostruzione non si potrà più affidarsi a vecchi parametri, tra cui la rigida divisione tra pubblico e privato. Divisione su ci già si era intervenuti ma in una modalità che ha lasciato intatta la disparità sostanziale tra uomini e donne.

Bisogna averlo più che chiaro ora che le donne, il più solido e gratuito ammortizzatore sociale di cui l’Italia gode,…

Pubblicato da Se Non Ora Quando – Libere su Venerdì 1 maggio 2020

Una quarantena diversa da tutte le altre della storia

La reclusione a cui siamo stati costretti può far pensare alle tante quarantene, imposte in modo più o meno brutale nel corso della nostra storia, dalla peste di Atene a quella seicentesca descritta da Manzoni. Ora però qualcosa è cambiato e cioè la percezione di sé e del proprio ruolo delle donne in ogni parte del mondo, persino nelle culture più patriarcali. In sintesi, ”i corpi delle persone, la famiglia, le relazioni, la solitudine, la salute, il rapporto tra le generazioni, l’economia e l’umano” nominati nell’appello, sono ora proposte come questioni politiche di prima grandezza.

A proposito della solitudine, si dirà, è una conquista di libertà individuale. Certo lo è, non si deve rinunciare a essere soli nella propria casa se si vuole. Ma la sua moltiplicazione esponenziale è segno della difficoltà di società sempre più chiuse nella contemplazione del proprio ego; sempre meno disposte a venire a patti con gli altri.

Una nuova ondata di consapevolezza femminile

Insomma, perché i valori e le esigenze in primo piano in questo isolamento, avessero un pubblico riconoscimento ci voleva una soggettività femminile in grado di dargli la forza che meritano. Questa soggettività ora si sta dispiegando pienamente. Siamo a un tornante della storia delle civiltà occidentali che va oltre la modernizzazione, che ha significato uguali diritti per tutti i cittadini.

Le donne hanno ottenuto la piena cittadinanza ma la loro differenza, la ricchezza della loro esperienza e della loro storia è stata ignorata. Questo è ciò che è veramente mutato. Questa ondata di consapevolezza femminile non vuole più mettere in sordina la differenza per sgomitare nel mondo degli uomini. Pari si ma non omologate e consapevoli che è questo che cambia tutto che mette in circolazione un mondo nuovo.

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Siamo davanti alla necessità di riconoscere che il superamento della scissione pubblico-privato, mette in primo piano corpi e relazioni come mai era accaduto, dando valore al più grande lavoro sommerso che ha circolato nelle moderne società: il lavoro di cura. Cura delle persone, cura delle cose nell’umile quotidiano lavorio che permette a tutti di godere delle proprie abitazioni, anche le più povere.

Vogliamo un welfare delle donne

Il welfare italiano è stato costruito negli anni sul capofamiglia produttore di reddito. Ma questo non corrisponde da decenni al tipo di società in cui viviamo, anche se le politiche sul lavoro e gli affari sociali tendono a ignorarlo. Persino la femminilizzazione del corpo insegnante risente di un’idea obsoleta che mette insieme un’idea della scuola come bene non centrale e che procura, anzi, procurava, un lavoro alle donne del ceto medio che permettesse la conciliazione dei ruoli, in qualche modo marginalizzando sia il ruolo familiare e materno e sia il ruolo di docente).

Questi sono solo esempi di una società che va profondamente rinnovata. Certo nel lavoro di cura molto rimarrà sempre alla sfera del privato perché l’amore non si paga, ma tutto il resto va mutato favorendo il lavoro femminile remunerato che è anche una grande risorsa economica.

Fonte: ISTAT 2019

Due sono i pilastri su cui sarà necessario trasformare profondamente la cultura dominante. Il rapporto con la terra che è un pianeta vivo non un forziere senza fondo e il superamento dell’idea di cittadinanza disegnata dai rivoluzionari illuministi su una concezione di ‘individuo senza corpo’, lasciato a casa alla cura delle donne. Assumere nel grande gioco del pensiero l’esperienza femminile, la sua competenza sui corpi fragili ed esposti degli esseri umani, la vicenda millenaria delle donne. La novità è che ora tutto questo le donne lo sanno.

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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