NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Surrogata, la nostra replica all’ambasciatore di Kiev

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È stata recapitata nella giornata di ieri, la nostra seconda lettera all’ambasciatore italiano a Kiev, dove da settimane sono bloccati, e vivono stipati in un hotel come merce in attesa di essere spedita, oltre 50 bambini nati dietro commissione di cittadini stranieri che, causa lockdown, non sono riusciti ad andarli a prendere.
Alla nostra missiva dello scorso 7 maggio, di denuncia di quanto mostrato nelle immagini sconvolgenti diffuse in rete dalla Biotexcom di Kiev (clinica che offre servizi di fecondazione assistita e di maternità surrogata), l’ambasciatore aveva risposto: “abbiamo ricevuto una serie di richieste di autorizzazione all’ingresso nel Paese da parte di connazionali per motivi di maternità surrogata, che non sono state tuttavia riscontrate, nonostante le ingiunzioni ricevute dai loro legali”Di seguito la nostra replica con la richiesta al governo italiano affinché si attivi in ogni modo, per favorire un’immediata soluzione di questa tragica emergenza che fa inorridire il mondo intero:

 

Dalla ‘Rete italiana contro l’utero in affitto’ all’ambasciatore d’italia in ucraina dott. Davide La Cecilia (e p/c al ministro degli Esteri dottor Luigi di Maio alla ministra dell’interno dott. Luciana Lamorgese al ministro di Grazia e giustizia dott. Alfonso Bonafede)

Gentile Ambasciatore La Cecilia, 
facendo seguito al suo cortese riscontro non possiamo che augurarci che le sue sollecitazioni alle autorità ucraine vadano a buon fine. Apprendiamo che il numero di quei bambini sarebbe ulteriormente cresciuto (oltre i 50) in seguito a nuove nascite. Apolidi, senza nome, privi di qualsivoglia tutela, in stato di abbandono, quelle bambine e quei bambini non possono essere più a lungo detenuti nelle mani di speculatori privati che non hanno alcun titolo, in violazione dei diritti umani più elementari. 
Chiediamo al governo italiano che si attivi in ogni modo per favorire un’immediata soluzione di questa tragica emergenza che fa inorridire il mondo intero. Da articoli di stampa (https://4w.pub/excess-babies/?fbclid=IwAR1b6Vjvo6FVzMrbzkeBROf10GgKhG7GA9TcYFxAqPgoe7weYhmqilEIyYg ) apprendiamo addirittura che una parte dei committenti intenderebbe rinunciare al “ritiro” in quanto i bambini avrebbero già qualche settimana. Insomma, non sarebbero più prodotti nuovi di zecca. Il governo ucraino è tenuto a farsi carico senza ulteriori indugi di quelle creature, anzitutto verificando la possibilità di affidamento alle madri che li hanno messe al mondo e/o in seconda battuta, individuando famiglie disposte a prendersene cura. 
Chiediamo inoltre che qualora – in seguito a eventuale sblocco delle frontiere – i bambini venissero portati in Italia, non si proceda in nessun caso a trascrizione automatica dell’atto di nascita registrato in Ucraina. In conformità con la legge vigente nel nostro Paese e con la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione -che ribadisce il superiore interesse del minore alla verità sulle proprie origini- all’anagrafe dovrà infatti essere trascritto solo il genitore biologico, ammesso che ve ne sia uno. Vi sono stati casi infatti in cui tra il bambino commissionato e i committenti non vi era alcun legame genetico.
La vergogna della vicenda ucraina, con quelle immagini che lei stesso definisce “aberranti”, mette in luce tutta la disumanità e l’inaccettabilità della pratica dell’utero in affitto, eufemisticamente detta “gestazione per altri”. Sono centinaia le coppie italiane che ogni anno si rivolgono alle cliniche di Kiev, aggirando il divieto e le sanzioni previste dal nostro ordinamento. Allo scopo di porre fine a questa intollerabile “fraude à la loi”, com’è stata definita dalla Corte Costituzionale francese, chiediamo al Ministero di Grazia e Giustizia che il reato sia perseguibile anche qualora commesso all’estero –ovvero nella quasi-totalità dei casi- come avviene per altre fattispecie di reato a danni di minori, dalla pedofilia alla mutilazione dei genitali. 

Ringraziandola nuovamente per la sua attenzione, le inviamo i più cordiali saluti.


RETE ITALIANA CONTRO L’UTERO IN AFFITTO 

In Radice- per l’Inviolabilità del Corpo Femminile, ArciLesbica Nazionale, ArciLesbica Modena, Arcidonna, Associazione Salute Donna, RadFem Italia, RUA-Resistenza all’Utero in Affitto, Se Non Ora Quando- Genova, Se Non Ora Quando-Libere, Trame, Protocollo Napoli, L’Agenda e i Luoghi delle Donne, Udi, Udi Napoli, I-Dee, Gli Stati Generali delle Donne, Women For Human Rights, Giù le mani dai bambini e dalle donne, One Billion Rising Napoli, Terra di Lei, Resistenza Femminista


Chi ha scritto questo post

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

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