MAI PIÙ COMPLICI

Cara Franca, non posso più essere una ‘Leosiner’

Silvia Pizzoli
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Cara Franca,
probabilmente continueremo a riunirci con gli amici per vedere il suo programma, ma, da oggi, non sarò più una ‘Leosiner’. Ho letto l’intervista rilasciata qualche giorno fa a Open e ho trovato molto deludenti le sue affermazioni sul femminicidio. Vede, le parole possono essere belle o brutte, in questo caso poca importa: di sicuro, come si diceva in una celebre frase di un film, sono importanti e lo sono perchè servono a raccontare i fatti. E più le parole sono appropriate e meglio riescono a narrare la realtà.

Dire che le vittime sono tutte uguali, e che, a prescindere dal sesso si tratta di omicidi, significa non aver compreso appieno il significato di questa parola e non voler raccontare un fatto. Se riesaminasse le sue ‘storie maledette’ e  le numerosissime storie maledette che almeno una volta a settimana accadono nel nostro Paese, scoprirebbe che sono molte donne a morire (da gennaio a maggio di quest’anno sono state uccise 29 donne), ma non è la statistica a dare senso alla parola, bensì, per dirla in termini “investigativi”, è il movente.

Riguardando attentamente le cronache potrà notare che c’è un filo conduttore in tutti questi ‘particolari omicidi’, le vittime sono tutte donne uccise dai loro padri/mariti/fidanzati/amici per una scelta personale di autonomia e/o libertà. È il voler essere a pieno loro stesse, è il compimento del proprio essere e della propria identità che le ha portate a morire, per questo si parla di femminicidio. E non è la parola ad essere brutta ma la realtà dei fatti che, però, va sempre raccontata.

Chi ha scritto questo post

Silvia Pizzoli

Silvia Pizzoli

Nata a Roma. Studentessa, commessa, receptionist e oggi segretaria. Il 13 febbraio 2011, a pochi giorni dalla laurea, ero in Piazza del Popolo a manifestare per il rispetto della dignità delle donne. Alla soglia dei trent’anni le domande che da qualche anno ormai mi ronzavano nella testa hanno cominciato a farsi sentire di più. È passato un po’ e ancora non ho trovato tutte le risposte che cercavo, così ho deciso di ripartire da un aspetto determinante e imprescindibile: il mio essere donna nella relazione con l’altro e la società. Di qui l'incontro con Libere; è venuto il momento di impegnarmi perché mi sono convinta che la società civile non possa più restare silenziosa di fronte ai cambiamenti che la investono.

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