PARI E DIFFERENTI

Il ‘no’ del ministro alla rimozione delle donne

Francesca Marinaro
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Il rifiuto del ministro per il Sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, di partecipare ad un tavolo virtuale sulla ‘ripartenza’, perché i relatori erano tutti uomini, è un fatto importante. Non solo perché il rifiuto viene da un uomo, ma anche perché è un ministro nel pieno dei suoi poteri.

Nelle sue motivazioni Provenzano dice: non lo faccio “per l’immagine di uno squilibrio, ma di una rimozione di genere”. Appunto, una ‘rimozione’ che tende a cancellare la differenza donna-uomo perché non si sa come confrontarsi con essa. E quindi si tende a metterla sullo stesso piano di tutte le altre differenze, dimenticando che le donne non sono una minoranza, ma la maggioranza della popolazione italiana e mondiale.

Sta proprio nell’indissolubile legame tra democrazia e un nuovo patto sociale, il valore di questo rifiuto. La democrazia paritaria non è questione minore, da confinare nella sfera della libertà di coscienza o che riguarda solo le donne. La democrazia paritaria è la presa d’atto che la società è fatta di uomini e donne; e, quindi, è una fondamentale riforma del sistema politico istituzionale di una Nazione per assicurare la sua coesione.

In parità verso la crescita economica e demografica

Di fronte ai traumi che la pandemia ha prodotto, bisogna saper guardare con occhi nuovi alla lunga permanenza delle disparità tra uomini e donne. Ciò significa, in particolare, cominciare a mettere mano alle tante distorsioni e manchevolezze che sussistono in termini di salari, congedi, prestazioni familiari, organizzazione del lavoro, servizi per bambini e anziani, regolazione di orari e tempi, non solo di lavoro ma anche di vita, e della condivisione, cioè di una più equa spartizione di ruoli e compiti di cura all’interno della famiglia.

Su questi temi, un’inversione di tendenza rappresenta l’altra faccia di una politica verso la crescita economica, demografica; e anche di una politica più equa nella redistribuzione della ricchezza per uscire dalla crisi e ridare fiducia.

Un sistema maschile in crisi

Questo è tanto più necessario proprio perché le scelte che fino ad oggi sono state fatte non sono all’altezza delle aspettative e speranze delle donne. Al Paese, dominato dal potere maschile, non è stata data la capacità di promuovere una grande risposta politica, una visione politica, culturale, sociale alla crisi, che certo è innanzitutto sanitaria e economica, ma anche di un sistema maschile, incapace di prendere in considerazione la giovane libertà femminile.

Per la ‘ripartenza’ e la coesione nazionale non si possono più tenere fuori le donne, o comunque ripetere gli accomodamenti del passato; vale a dire, uomini che discutono fra loro per poi concedere alle donne delle briciole. Quel tempo è passato! Le donne devono poter prendere in mano il loro destino e quello dell’Italia alla pari.

 

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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