BATTAGLIE PARLIAMONE

Dibattito su ddl Zan, il punto non è la transfobia

Serena Sapegno
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Già da qualche anno, soprattutto negli ambienti accademici anglo-americani, si è aperto uno scontro che ha caratteristiche davvero nuove rispetto alle abituali scaramucce tra accademici, o tra docenti e studenti. La violenza raggiunta in alcuni di questi casi, con episodi di censura e impedimento al dibattito, si sono visti prima solo in casi di speaker dalle esplicite opinioni fasciste o colonialiste e non sempre. Questo fatto di per sé richiede una riflessione specifica: perché tanta violenza?

Legge contro l’omotransfobia: una legge dovuta da tempo

Il recente coinvolgimento di una personalità nota come J.K.Rowling ha portato una vicenda di nicchia sui giornali e i grandi media, contribuendo a nutrire il dibattito italiano sulle proposte di legge contro omofobia e transfobia. Anche da noi si sono formati due schieramenti che sembrano far fatica a parlarsi davvero e si rischia di perdere rapidamente di vista quello che effettivamente è in gioco. Una legge che permetta di sanzionare severamente chi esercita il proprio odio in varie modalità contro trans e omosessuali, infatti, non solo è necessaria, ma è dovuta da tempo e su questo obiettivo credo non sia difficile avere l‘appoggio di un vasto fronte progressista tra cui naturalmente le donne del femminismo.

L’uso del termine ‘identità di genere’

Sui modi in cui tale legge vada formulata si sono aperte invece diverse contraddizioni che malauguratamente finiscono con riprodurre la violenza di cui si diceva, con insulti e marchiature a fuoco dell’avversario/a, senza che si riesca a comprendere ciascuno/a le ragioni dell’altro/a. Il punto su cui c’è il massimo del dissenso è quello dell’uso del termine di “identità di genere”, termine oggettivamente molto delicato sia per la complessità del dibattito sul concetto stesso di ‘genere’ (e peraltro riservato ad una stretta cerchia di addetti ai lavori) sia per le diverse interpretazioni che ne vengono date, suscitando contraddizioni e ricadute pratiche molteplici. Lo scontro NON è tra chi sia transfobico e chi no.

L’esperienza molto negativa di altri paesi, e in particolare del Regno Unito, nel produrre scontri e rotture irreparabili, dovrebbe farci riflettere e spingerci ad andare più a fondo per chiarire almeno, nel rispetto reciproco, le diverse posizioni e le motivazioni profonde di esse. Si tratta di temi difficili e delicati e a tutti e a tutte dovrebbe essere garantito il diritto a parlare in pubblico e a sostenere le proprie idee.

Può essere interessante partire da quanto scritto da Squillaci, giurista attento a tali questioni:

Il riconoscimento (del genere e) dell’identità di genere come ragione non ammessa di discriminazione o violenza, dunque, non solo è coerente con il quadro costituzionale e con quello europeo, ma non toglie nulla -dal punto di vista giuridico – alle sacrosante istanze delle donne. La differenza tra sesso, genere e identità di genere, in questa prospettiva, va nominata e mantenuta avendo riguardo alla specifica funzione delle norme, e non come una clava per escludere altre/i.

Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

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