CHE RICOSTRUZIONE

Contro il declino la forza delle donne unite

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Nel pieno del lockdown imposto dalla pandemia ci siamo rivolte all’Europa dichiarando: “vogliamo che la ricostruzione questa volta avvenga tenendo conto di esigenze e valori che sono incisi nella nostra storia ed esperienze di donne.” Molte e molti ci hanno seguito, consapevoli del fatto che la tenuta nella crisi è stata garantita dalla forza delle donne dentro e fuori dalle case.

Eppure, come fossimo davanti a un riflesso della storia di cui non ci si riesce a liberare, i programmi per la ricostruzione – con l’eccezione del gruppo ‘Rinascimento femminile’ promosso dalla ministra Bonetti -, sono disegnati da task force costruite in absentia, corrette da qualche autorevole presenza femminile solo a seguito delle proteste di un’opinione pubblica ormai molto consapevole.

L’assenza delle donne si vede, e pesa, nei piani che via via ci vengono illustrati. Le scelte innovative e coraggiose di cui il nostro paese ha bisogno per contrastare il declino, ruotano intorno al pieno coinvolgimento delle donne, che, occorre ricordarlo oggi più di ieri, non sono una minoranza, ma la maggioranza senza la quale il paese né cresce né riparte – che si parli di scuola, occupazione, sostenibilità, welfare, famiglia.

Fa bene a ricordarlo, la vicepresidente Carfagna, e a chiedere che una parte importante delle risorse europee rese disponibili dal Recovery Fund vadano a riformare questi capitoli, a cominciare dal lavoro e dal welfare.

Insieme a tante altre donne, in Italia e in Europa lo chiediamo da tempo, consapevoli che la forza necessaria a rovesciare quel riflesso viene solo dal nostro stare insieme, oltre le appartenenze, le storie, le culture politiche, le identità. Superare questi confini, per perseguire i nostri obiettivi, è stata una delle scelte di fondo del movimento a cui abbiamo dato vita, insieme ad altre, quasi dieci anni fa.

Ci auguriamo di essere in tante a proseguire su questa strada, a lavorare per costruire una forza in grado di disegnare davvero la ripartenza. È ora di pensare in grande, per noi e per il paese.

 

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

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