CHE SPETTACOLO LA RECENSIONE

L’eterno desiderio di giustizia di Miss Marx

Annamaria Riviello
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Il film ‘Miss Marx’ di Susanna Nicchiarelli, storia ispirata alla vita di Eleanor, figlia minore e molto amata di Karl Marx, induce a riflettere. Sicuramente è un film da vedere, anche se un ritmo meno lento non gli avrebbe nociuto, ma è una mia opinione non necessariamente condivisibile.

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La forza del film è nella profondità dell’analisi dei personaggi più importanti. Lo scarto che c’è tra la vita pubblica e quella privata. Marx sarà meno grande per il fatto di aver avuto un figlio dalla cameriera? Un figlio tenuto nascosto.

È impossibile far pesare sull’autore de ‘Il Capitale’, il rivoluzionario ed il filosofo che ha influito così tanto nella storia del mondo, un giudizio che riguarda la sua vita privata. Però, è l’uomo, quello che ha amato Eleanor, colui che vagheggiava perfetto di cui non riesce ad accettare la menzogna e la slealtà. Nonostante questo continuerà a seguirne le idee a ordinare con Engels le sue carte dopo la morte del padre.

Continuerà tutta la vita a fare sue, le sue battaglie. Contro il lavoro minorile, lo sfruttamento del lavoro operaio e per i diritti delle donne. Ma la vita anche a lei presenta il conto: un amore totale per un uomo sbagliato. Un “compagno” anche lui, ma totalmente inaffidabile. Oppiomane e sregolato. Almeno all’inizio anche lui sembra amarla e se lui si riempie di debiti, lei sorride e sussurra: “Edward non ha il senso del denaro”. Persino sui suoi tradimenti riesce a dire che alcuni hanno il difetto dell’avarizia o della menzogna, lui non ha senso morale, come se fosse una piccola pecca. Insomma, questa donna purissima, intelligente, colta, ha cercato la sua autonomia, la sua libertà impattando nella trappola di un amore sbagliato.

Regista Susanna Nicchiarelli

Regista Susanna Nicchiarelli

Il film, con immagini d’epoca e musica del nostro tempo, evoca anche così la frattura che attraversa la vita. L’impossibilità di essere degni di quello che pensiamo. E mentre molti ideali sembrano crollare, operai che vogliono che i figli bambini lavorino perché ne hanno bisogno, compagni che si ritirano a vita privata, Eleanor ‘Tussy’, come la chiamavano da bambina, non ce la fa ad “andare sempre avanti”, secondo il suo motto, la sua promessa di bambina, e soccombe, mentre una musica che “Tussy” non ha mai ascoltato perché appartiene all’epoca presente, va a tutto volume e ci dice che ‘Tussy’ è tra noi, i suoi ideali sono quelli di tante donne come lei, desiderose di amore, ma soprattutto di giustizia.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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