NO ALL'UTERO IN AFFITTO PAPA FRANCESCO

Surrogata, il Papa pronunci parole chiare

Made by Bogdan Solomenco [CC0], via Wikimedia Commons
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Annamaria Riviello
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In un’intervista ad un giornalista statunitense il Papa ha pronunciato parole che pesano. Gli omosessuali hanno diritto a vivere in una famiglia; ci vuole una copertura legale per le coppie omosessuali che vivono insieme. Papa Francesco, sin dall’inizio del suo pontificato, ha mostrato un’apertura inedita verso questo tipo di affettività, dicendo le parole ormai famose: ”chi sono io per giudicare questo tipo di amore”.

Questo Papa, davvero straordinario, ha parlato di fratellanza tra le religioni con l’islam, di rifiuto della pena di morte negli Stati Uniti, di legame tra il saccheggio delle risorse del pianeta e l’ingiustizia sociale nella bellissima omelia Laudato si’. Sostiene, tra l’altro, che le donne nella Chiesa debbano contare di più, anche se qui rimane lo scoglio del mancato sacerdozio. Ora completa il suo pensiero, ancora in modo informale, dichiarando che una coppia gay ha bisogno di tutela legale.

Vi è un passaggio che rimane però sotteso: che tipo di famiglia? Una famiglia senza figli o con bambini adottati? Non potrei essere più d’accordo! Non crederei mai, invece, che un uomo di tale sensibilità possa pensare ad una famiglia con figli di madre surrogata. Come è ormai noto, c’è un fiorente commercio di uteri in affitto, dimentichi che il bambino ha già una storia prenatale che viene brutalmente interrotta, una donna utilizzata come mezzo e non come fine, come deve essere la persona umana. Non mi dilungo, ma chiedo al Papa, da laica che ha per lui una grandissima stima, una parola chiara su questo.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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